Give Me Enough Rope

Give Me Enough Rope

martedì 19 agosto 2014

I veli di Nyx

Ed è arrivata la notte,  è facile ora sentire i freschi veli in raso di Nyx scivolare sulla pelle.
Eppure sono veli troppo larghi solo per me,  sono veli dove c'è spazio a sufficienza.
Ed  è sempre ora che ti immagino, vorrei sempre vederti davanti a me , sorridente.
Vorrei  vederci avvolti in questo flusso, fuori nelle braccia di Nyx,  mentre sorseggi un bicchiere di vino bianco e io che no, non bevo perché ho già te e il tuo volto a darmi ebbrezza e a farmi sorridere.
Parlare, guardarti mentre la spirale si stringe intorno a noi, mentre lasciamo fuori il canto delle cicale e della notte, lasciando solo uno spiraglio per fare entrare Chopin e le sue note,  ambrosia per l'anima ariosa e fresca come quel raso.
Stringerci  senza toccarsi in questo che vorrei fosse un mondo solo nostro. 


domenica 17 agosto 2014

Arido come il deserto, rigoglioso come una foresta

Non aggiorno spesso, anzi se devo essere sincero, non scrivo più molto.
Mancanza di ispirazione, ogni volta che metto un dito su un pulsante, mi trasformo in un deserto arido di idee e di liquidi cristallini, dentro la mia mente non vedo altro che una di quelle distese da locandina western anni 30 o 50, una distesa di sabbia con un cactus sulla destra e un sole giallo in alto, un logo perfetto per un'azienda di gelati, toni pastello per i colori e un oblò di legno di contorno, Beautiful.
A voler trovare qualcosa di positivo in questo, mi sto dando un goccio da fare con altre mini progetti che esulano o richiedono meno creatività, so benissimo che è un tentativo di arginare questa mia mancanza, ma finché funziona ben venga.
Sto riscoprendo un legame naturale, l'altro giorno mi stavo lavando i capelli con uno shampoo all'argilla e al cedro, quell'odere asprognolo elievemente acido addolcito dall'argilla, mi ha fatto ricordare che alla fine è lì da dove veniamo.
Apparteniamo alla natura, in diverse religioni e culture, l'uomo è venuto alla vita da una statuetta di terra, argilla.
Mi sono sentito come Sun Wukong, Nato da un uovo di pietra frutto della terra ingravidato dal vento, Solo la natura è in grado di farci vivere cere sensazioni, quindi prendetevi una giornata libera, prendete la persona che amate ( o anche voi stessi) e andate a fare una passeggiata in un bosco o su un lago o in spiaggia sotto la luna o perché no la pioggia?
Ispirate, lasciate che l'aria vi entri dentro, siate semplici in quel momento, la vita ultimamente è cosi artificiosa che è quasi semplice scordarsi le cose semplici e naturali del mondo.

mercoledì 30 luglio 2014

La caduta di Astrea

Una grande agitazione aveva riempito e conquistato l'enorme sala del trono, la paranoia e la paura si erano fatte strada lungo le glaciali mura di marmo e continuando a serpeggiare da un incanalatura all'altra si erano arrampicate lungo i corpi dei pochi presenti, facendoli rabbrividire.
Ieri centinaia di uomini e di dame passeggiavano per la sala scambiandosi garbatamente pensieri e parole, ieri le torce affisse ai muri ardevano della tranquillità più sicura, sapendo che una volta spente, giunta la sera seguente, sarebbero state riaccese per riprendere il proprio compito.
Ora quelle torce non illuminavano né visi né tavole straboccanti di coppe e frutta.
Ora le tavole erano state svuotate, nessun drappo ricopriva pudicamente il legno nudo e le coppe erano state portate via in fretta, insieme a tutto quello che poteva avere un valore.
La stanza era immersa cosi, nel buio, intenta a ricordare gli sfarzi delle sere passate.
Attorno alla finestra opposta al trono oramai vuoto, riscaldato e illuminato da un fuoco accesso per terra senza cura e rispetto, un uomo avvolto in un mantello rosso guardava fuori dalla finestra, accanto ad altre tre persone.
Il Vetro era sporco di terra e polvere, fuori era buio, la luce se ne era andata la sera prima e non era più tornata.
" Questo buio, cosa significa?" chiese uno degli uomini.
" é strano, oramai il sole sarebbe già dovuto sorgere, dovremmo essere in pieno pomeriggio!" aggiunse un altro.
" Non abbiamo più  ricevuto notizie da un po', Lashron doveva essere di ritorno! ha dato la sua parola" commentò un altro.
Proprio in quel momento l'uomo avvolto nel mantello riuscì a scorgere tra la sporcizia una figura a cavallo, lanciata in un galoppo forsennato lungo la strada, oramai deserta,  che portava alla rocca.
" è arrivato" annunciò, e si sentirono dei passi fuori dall'enorme porta della sala.
Lashron entrò di corsa, sfinito e ansimante, gli uomini lo guardarono con trepidazione, ma non dissero nulla, Lashron se ne stava lì a guardarli uno per uno visibilmente sconvolto.
Non appena prese fiato esclamò con voce tremante:  "Astrea è caduta!"
La notizia fulminò i presenti, tutti tranne l'uomo nel mantello erano stati presi da una forte angoscia mista a incredulità:
" Non è possibile! " esclamò uno
" Non può essere" ribadì un altro
"Lashron ti devi essere sbagliato!" esordì uno.
" Nessun errore,  io stesso ero presente, l'ho vista con questi occhi. Madida di sangue ha lasciato questi luoghi".
Ora erano tutti impauriti compreso Lashron, che si lascio cadere a terra.
Ci fu un lungo silenzio, tutto era perduto e tutto in poche ore.

L'uomo avvolto nel mantello ripensò a Virtù, ripensò a quella fanciulla dalla pelle bianca e dai capelli biondi, ripensò alla sua gentilezza ai modi garbati, all'eleganza e alla fierezza delle sue azioni dei suoi lineamenti che vagamente gli ricordavano quelli di Atena.
" Virtù io ti ho amata davvero come fossi  reale, ora mi accorgo che sei sempre stata solo una chimera" Disse l'uomo con il mantello.
" C..Cosa dobbiamo fare ora? forse c'è ancora qualcosa che possiamo fare" con voce mozzata, parole di uno del gruppo.
L'uomo avvolto nel mantello si incamminò verso la porta.
"Sir Lorenz! " lo trattennero loro.
SI fermò un attimo, dando le spalle al gruppo: " Astrea è Caduta" affermò in tono solenne "La Giustizia è morta, la disgrazia è giunta e noi stessi  siamo da incriminare. Questo disastro è frutto delle nostre mani, abbiamo lasciato morire ogni virtù, ci siamo fatti adulare dall'avidità e dall'egoismo, ci siamo fatti corrompere e ora la terra tremerà.
Non sarà solo Babilonia questa volta a cadere, Babilonia sarà ogni città del mondo, questa è la fine."
Uscì dalla stanza.

mercoledì 9 luglio 2014

Una margherita tra i capelli

Un tranquillo e caldo sole di un metà pomeriggio estivo mi accarezzava dolcemente il viso per tre quarti,
mi godevo, il sussurro del libeccio, provando stranamente piacere per il suo calore.
Stavo raccogliendo frutta da un albero in piena pace con me stesso e con la natura come in Walden di Thoreau.
Ero diventato un girovago dei miei pensieri e del mondo.
Tuttavia non riuscivo a essere completamente concentrato, distrattamente pensai ai suoi lunghi capelli neri e quasi mi sentì in torto, come se il mio pensiero potesse recarle in qualche modo fastidio.
Però ora avrei voluto essere accanto a lei, in questo pomeriggio cosi come avveniva allora, risentire di nuovo il profumo di quei lunghi capelli neri volteggianti nella brezza, avrei voluto accarezzarli, accarezzarli la testa per poi scendere lungo il viso per guardare ora il sorriso che tradisce lo sguardo fiero e vizioso;
Vorrei  coronarle la testa, ma non di molti fiori, uno soltanto, una margherita all'altezza dell'orecchio destro: Una semplice margherita cosi contrastante con il suo carattere ma cosi inspiegabilmente giusta.

martedì 17 giugno 2014

In strange nights even a note may die

E il giorno se ne va con la notte, e cosi le emozioni di un vecchio giorno, che non riuscirò più a provare. 
Che croce per un inguaribile nostalgico, vivere sapendo che le emozioni di ieri non torneranno.
Non sempre è bene tenere delle emozioni come tesoro, Io? Io non ricordo nemmeno più quali siano, mi sembra di vederle sbiadite e non come avrei voluto conservarle, coperte con da una pellicola trasparente, come le vecchie foto.
Penso di essere quasi arrivato a non saper più distinguere un'emozione, una vera da una finta, forse è quest'ansia nel provare qualcosa? è provare che ci fa sentire vivi? 
So solo che oramai il mio tempo in questo giorno è finito, le stelle spiano attraverso le persiane e la notte scorre. piano e veloce. portando via con se una nota del mio pianoforte che non sentirò più 

martedì 27 maggio 2014

la parte maledetta


Apriì quella porta, l’aprii di scatto, con un movimento unico del braccio, era leggera, di un legno quasi come truciolato che non offrì resistenza.
E lo vidi, rimasi di stucco, pietrificato, lui sentendo la porta aprirsi si era voltato, e anche lui doveva essere stupito se pur nel suo sguardo non riconoscevo più nulla di quella persona, era quasi completamente vuoto quasi vitreo ma sapevo che non lo erano, mi concentravo sullo sguardo e riuscì a vedere quella poca di coscienza che ancora risiedeva in fondo ed era stata risvegliata dal mio gesto repentino;
Guardavo in quell’abisso che era stato illuminato di getto, adesso anche lui doveva provare un minimo di stupore, un minimo di dubbio e orrore ma forse era anche curiosità, la stessa curiosità con cui lo stavo scrutando.
Allargai la visuale, le sue dita erano avvinghiate a quella scatola “Allora, l’ha davvero fatto” pensai, compatendolo, la sua posa era incerta, molto probabilmente tremava ed era giunto a stento all’oggetto dei suoi desideri.
Rabbrividì, vidi che in quell’uomo non c’era più nulla, solo un misero rimasuglio di coscienza, lui lo capì come lo capì io, non si riconosceva, non capiva che cosa aveva fatto o cosa stava facendo e aveva paura.
Si aveva proprio paura, sarebbe voluto scappare ma era bloccato nella sua posa scomposta e innaturale.
Ebbi a ricredermi, cercai di compatirlo ma poi mi resi conto, e più guardavo il suo sguardo e più mi spostavo ai suoi lineamenti, erano confusi, rovinati come quelli di un uomo consumato dalla malattia.
Incomincai a sudare, sudare freddo, la pressione aumentava con il battito del cuore, tutto intorno a me si faceva sordo e ottavato, vicino e lontano, amplificato, finchè l’unica cosa che incominciò a girarmi intorno fu il tonfo sordo e veloce del cuore, il rumore traforava il cervello che ora girava in questo tornado di panico;
Ero io ora che volevo scappare, ero io che ora non avrei voluto aprire quell’esile porta ero io, ora a reggere la scatola con le dita scheletriche, Quell’uomo faticava a riconoscermi, quell’uomo mi guardava incuriosito e con sorpresa, la persona che avevo di fronte ero io. Io e solamente io, guardare il mio riflesso di qualcosa che ero e forse sarei stato per sempre in ogni parte di me.e che ora a confronto avevo riconosicuto e non avevo il coraggio di affrontare.

mercoledì 21 maggio 2014

The Old man

Sono sempre tra le nuvole quando cammino, sempre perso nei miei pensieri, anche quando mi ritrovavo a fare lunghe passeggiate per arrivare da un luogo all’altro.
Spesso camminavo in silenzio e in silenzio era anche la mia mente finchè un preciso dettaglio non coglieva la mia attenzione e diventava il centro dei miei pensieri per quel viaggio.
Che fosse stata una ragazza che passava, un pullman semi vuoto, una luce al neon rotta o che so io, non riuscivo a smettere di pensarci e a volte portavo avanti delle vere e proprie ipotetiche conversazioni nella mia mente.
Non sono mai stato bravo a farlo lo stesso.

E cosi camminavo, mi capitava di cambiare strada ogni tanto, ma molto spesso facevo sempre la solita, è incredibile di quante cose si possono notare passando per più giorni di seguito alla stessa ora in un dato posto, scopri delle vere e proprie routine di certe persone.
Le giornate si alternavo, alcune brutte alcune belle, ogni tanto ero un po’ in ritardo ogni tanto ero puntuale, quello che mi colpì fu il vedere un uomo anziano sedersi alla solita ora sulla stessa panchina per una 20 di minuti, ebbi modo di notare questo a seconda del ritardo o della puntualità che avevo.
Forse pensavo o speravo che quest’uomo avesse una storia strappa lacrime da raccontare:
“Salve, scusi se la disturbo, ma ho notato che si siede sempre su quella panchina ogni giorno alla stessa ora e non ho potuto fare a meno di chiederle il motivo”
“Vedi giovane ragazzo, è in questa panchina a quest’ora che ho conosciuto mia moglie, ci ha lasciati 3 anni fa”

Non ebbi nemmeno mai modo di vedere il suo volto che io ricordi, un po’ il sole primavire e un po’ la miopia, c’era anche quel cappello e quegli occhiali da sole se non ricordo male, ricordo è una parola che perde di significato quando la lasciamo morire il momento contenuto un essa.

Non gli parlai mai, non ho mai saziato la mia curiosità, sperai solo che fosse un motivo più felice.
Da vecchio, se mai riuscirò ad arrivarci, mi sceglierò una panchina, e starò lì 20 minuti a godermi la brezza primaverile che passa tra i fiori, se qualcuno mi chiederà mai qualcosa, risponderò loro con: “Conoscevo un vecchio che ogni giorno stava 20 minuti sulla solita panchina” e al loro perché risponderò: “Non l’ho mai saputo”.

(poi mi ritroverete alla neuro)