Give Me Enough Rope

Give Me Enough Rope

martedì 4 marzo 2014

Pioggia acida


Non c'è bisogno di un cielo grigio per sentirci melanconici, basta anche un giornata di sole;
Non c'è bisogno di andare molto lontano, bastano pochi metri, basta uno sguardo attorno, alle vie, ai muri, alla gente che passa, dal vagabondo al libero professionista cinquantenne in pensione che passeggia mano nella mano con una ragazza 20 anni più giovane;
Basta fermarsi a sentire, sentire che è un periodo di degrado, sporco, sanguisuga, che ti succhia energia, voglia di fare gettandoti nell'accidia più profonda.
Ti senti sconfitto, e ti c'immagini, ti immagini come un eroe di un'antica epopea greca, dal torace nudo coperto da un mantello rosso; Dai neri capelli corvini spettinati dal vento; Sul campo di battaglia, ancora con l'arma scalfita in pugno e cupo in volto, Desolato.
Perché è questo che sei, non sei arrabbiato no, non ne vale nemmeno la pena, non passi nemmeno nello stadio del furore, passi direttamente a sentirti amareggiato, perso;
Per te non c'è il sole, per te non c'è più lo sfondo e la folla di un campo di battaglia, c'è solo pioggia, pioggia acida che scende, lenta, man mano che metti a fuoco un punto fisso in basso, sempre più lenta, e senti le gocce cadere, come se vedessi un contenitore  di vetro riempirsi a poco a poco, con piccole particelle d'acqua che si infrangono contro la superficie e scendono giù per raggiungere il fondo.
Il tempo degli eroei  è passato da un  pezzo, adesso non si può far altro che sopravvivere

lunedì 24 febbraio 2014

From the ray of the sun


Ed è quando ti svegli la mattina presto, quando ti alzi e ti siede alla scrivania illuminata dai raggi del sole che filtrano attraverso la serranda chiusa;
Quando ti metti a viaggiare con la mente e con la mente esci di casa, a farti tagliare dall’aria fredda del primo mattino e t’incammini lungo quella strada sterrata che odora di fresco e rugiada, che sulle foglie risalta illuminata dai primi raggi del mattino; e non incontrare nessuno per strada, pensare che sei solo e che vorresti vivere questi momenti con qualcun’altro, pensare che ogni passo che compi anche se è solo nella tua mente,
è profondmente poetico e trascende da questo mondo che troppo spesso affoga e sovrasta i nostri sogni,
affogando le nostre passioni con la presenza delle nostre sconfitte, che sono come fiori che appassiscono.
Wilde diceva che “Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna… punito perché vede l’alba prima degli altri.” ed io aggiungerei “Punito perchè vede l’alba prime degli altri e i fiori che mai sbocceranno”.
Ma che senso avrebbe fermarsi? Ogni mattina non si ha forse la possibilità di vedere l’inizio di mille eventualità? e te ne stai seduto lì al fresco nell’erba e poi ti alzi, tornandotene a casa

domenica 23 febbraio 2014

Graffiami

Chi ha detto che non possa essere felice? Chi ha detto che non possa rilassarmi, vieni e parlami, è tutto quello che mi serve per fare uscire quelle sensazioni che ho dentro e che desidero controllare.
La notte è eterna e tutto quello che viene compiuto in una notte è eterno, vieni e svegliami, prendi e resta, fa che la nostra vita sia per sempre nostra.

E ora anche basta che mi fa male il collo maremma lupa.

lunedì 2 dicembre 2013

NoLife: A Mediev(i)(a)l story

ah, this sure brings out some memories, quanti  anni sono passati dall'ultima volta?
all'incirca tre...  buffo come il nostro eroe "Sir" Lorenz,  esattamente come nelle sue storie, sia finito per un po' in un angolo polveroso come una cosa posata e dimenticata.
Tuttavia di sicuro evoca piacevoli ricordi, nonostante mi fosse quasi completamente dimenticato tutti i personaggi che, con mio stupore sono più attuali ora che mai.
Devo tessere le mie lodi a "sir" Lorenz e "compagni" d'(dis)avventure è stato tranquillo in un angolo aspettando tutto questo tempo, lodevole il suo comportamento come lodevole è la sua sconcertante realtà e intensa visione che è in grado di avvolgerti e trascinarti nel suo mondo, nel modo in cui vive le cose.
"Sir" Lorenz è un personaggio particolare, non è cosi inetto come le vicissitudini e come la storia vorrebbe (e porta) a far credere, è un personaggio molto più profondo e realistico, anche se al quanto mutevole nella forma riesce a sferzare una nitida coltre di nebbia  che vorrebbe celarlo alla vista dei fatti e delle persone, coltre che tuttavia riesce nel suo compito andando subito a riformarsi davanti a lui per poi dileguarsi al prossimo colpo, portato a segno con più sconforto di quelli prima ma che dietro nasconde quella misteriosa forza che è in noi e che si chiama speranza, che controbilancia l'avvilimento e lo scoraggiamento.
"Sir" Lorenz con il suo grottesco realismo vissuto in un mondo di fantasia che ben coglie le sfumature di quello reale, con la tacita costanza e la pazienza di un predatore è riuscito a diventare padrone di un regno, un regno invisibile che si estende al di sopra del livello terreno e che è riuscito a estendere i suoi confini  nella mia personalità.
Sono maturato in questi anni, non so se riuscirò più a essere un degno scrittore di questa storia, ma voglio provarci.
Vecchio amico mio, mi permetterai di narrare delle tue disavventure?

 Proviamo

 Capitolo IV



"Sir" Lorenz stava guardando il mondo da dietro il vetro di una finestra ad arco, la stanza in cui si trovava era un enorme stanza dai pavimenti  e dal soffitto di pietra e per quanto i tappeti, le sedie regali e i macabri ornamenti fossero disposti in tutto l'edificio, non poteva fare altre che trasmettere un enorme senso di vuoto e smarrimento.
"Sir" Lorenz sapeva che molte cose in questo mondo erano solo lo specchio dell'anima, come lo erano gli occhi delle persone e se gli occhi delle persone rispecchiavano l'anima, anche le cose osservate da essi dovevano essere per forza un riflesso delle proprie sensazioni.
Fuori il mondo era nuvoloso e cupo, le persone erano impegnate nelle proprie attività di tutti i giorni, a "Sir Lorenz" questi comportamenti davano l'impressione di essere frutto di una strana aurea magica, che faceva apparire tutti come piccoli pupazzi di pezza manovrati da chi sa quale burattinaio;
Manovrare il destino, era questo che Miss Murduer gli aveva detto? aveva visto in lui del potere e "Sir" Lorenz se ne era, per un primo momento, meravigliato, non tanto per avere dell'extra in lui (quello sapeva benissimo essere una cosa comune in parecchie persone che però erano troppo cieche o indaffarate per vederlo) ma perché per la prima volta qualcuno aveva riconosciuto le sue capacità e si era offerto di aiutarlo a migliorarle.
"Non è una cosa che hai sempre desiderato?" disse una figura avvicinandosi a "Sir " Lorenz, "Avere un maestro che ti guidi e che ti prenda sotto la sua ala protettiva".
"Non è lo stesso" Disse "Sir" Lorenz mentre continuava a guardare il mondo che continuava a vivere dietro quel vetro.
"Non a queste condizioni" riprese "Non volevo trovare qualcuno disposto ad accettarmi per cambiarmi" concluse "Sir Lorenz".
I suoi occhi erano rapiti dal movimento costante e meccanico di un martello, che si alzava e abbassava a colpire un oggetto che si trovava a terra, il martello era in mano a un lavoratore che, chinato sul tracciato sterrato, era intento a posizionare nuove pietre per pavimentare una strada.

"Il Cambiamento è solo nella tua mente, non sei qualcosa di finito e modellato, il tuo scopo è evolverti sottomettere tutte le forme in modo che la vita sia a tuo pieno controllo" Disse la figura che intanto lo aveva raggiunto accanto alla finestra e guardava come i lui, i movimenti del braccio di quel lavoratore, insaccati in vesti di tela grigia troppo stretta per quella forma.
"Tu non sei quella strada, tu sei come un lavoratore che stende i presupposti per la propria strada che cambia direzione e si stende a suo piacimento".
"Sir" Lorenz non era d'accordo, sapeva che i cambiamenti portavano delle modifiche che non erano tangibili in un primo momento ma di cui avrebbe pagato il prezzo poi, sapeva che non era un semplice cambio di programma ma era un rimodellare i propri principi e le proprie regole che lo avevano fatto sopravvivere fino a quel momento.
"Sir" Lorenz pensava che fare patti con la morte in certe occasioni era indispensabile per continuare, non aveva tenuto conto di quello che la morte vuole in cambio per tenerti in vita, la parte a cui tieni di più.
Ma s'interrogava, non voleva rinunciare a quella sua possibilità, era certamente preso in una morsa e il suo spirito attanagliato dai dubbi, si era sempre ripromesso di lasciare andare quello che non poteva trattenere e di fare conto solo sulle sue poche forze, senza trucchi;
Però questo potere era in lui, anche questo potere faceva parte delle sue forze, e per quanto malevolo potesse esso essere, se fosse riuscito a controllarlo avrebbe potuto stravolgere la situazione, aiutarlo in favore dei suoi principi e se avesse retto alla smania di potere avrebbe certamente cambiato il suo mondo e se anche se questo poteva voler significare la sua dannazione, il suo mondo si sarebbe rispecchiato su quello degli altri cambiandolo.
Ma stava a lui cambiare le cose? sarebbero davvero cambiate? molte volte pensava di essere davanti a una scelta che poi si era rivelata solo un inganno sparendo davanti ai suoi occhi.
"Ognuno è destinato alla sua strada" "Sir" lorenz si voltò e si incamminò verso l'uscita, senza voltarsi concluse "scoprirò la mia ponendo a terra tutti i pezzi, tornerò quando avrò preso la mia decisione" Decisione a cui sapeva di essere predestinato.
    


mercoledì 27 novembre 2013

it's nobler...

Spesso ignoriamo cose importanti, presi dalle nostre faccende e dal tirare avanti spesso non ci pensiamo e per carità se questo fosse un peccato; è solo normale, è solo la vita.
Vi siete mai chiesti quanta libertà dovremmo dare alle persone? potremmo avere qualche potere sulla libertà delle persone che entrano nella nostra vita?
E certo che è una cosa difficile, immaginatevi me, nato e cresciuto in toscana prima nazione al mondo ad abolire la pena di morte, uno stato (ovviamente stato all'epoca...) con una censura lieve a cui si dava molta importanza quindi alla libertà di un individuo.
Non potevo non essere un ragazzo di principio, un ragazzo a cui piace pensare con quell'acume ed eccentricità degna da non far sfigurare le mie origini ma anche il pensiero che è insito a me.
E se non è facile discutere della vita di una persona che non si conosce, pensate sia più facile parlare di quelle a cui si vuole bene?

No, non lo è, per me non lo è, lo sapete perchè? perchè ogni volta che una persona entra nella nostra vita, nel momento in cui apriamo i nostri confini e lo facciamo entrare nelal parte più intima e più nuda di noi stessi, avviene un vero e proprio sconfinamento che, se esce dopo poco diventa molto spesso un vero e proprio calpestamento.Ed è qui il difficile, perchè se su altri non abbiamo potere, su noi stessi abbiamo potere e quando l'altro se ne va, porta via un pezzo di noi, un pezzo su cui abbiamo ancora potere.
Non c'è niente di più spavantoso del possedere del potere, solo uno sciocco potrebbe prendere alla leggera l'avere del potere (e per nostra fortuna l'essere umano è molto sciocco), davanti a noi, davanti al nostro potere, abbiamo delle responsabilità e davanti a delle responsabilità di fronte a se stessi, un uomo di principio ha delle scelte già fatte da compiere.

Se prendere alla leggera il nostro potere è da irresponsabili, il non accrescere il nostro potenziale va contro a noi stessi e all'acume delle nostre menti ("fatti non foste per viver come bruti...")  è compito di ogni uomo accrescere la porpria mente e di sfruttare al meglio il proprio potere.

Ma cosa è più facile? lasciare andare le persone? aspettandosi che il destino faccia il loro corso e le faccia tornare da noi se cosi è scritto?
o Agire? ma per cosa agiamo veramaente? per riprenderci l'altra persona o quello che è rimasto di noi nell'altra persona?

è più nobile lasciare una persona andare seguendo i nostri principi o richiamarla a noi con tutte le nostre forze?

Si, ho molta strada da fare e una scelta da eseguire, ma forse la risposta è già scritta.

mercoledì 20 novembre 2013

sabato 16 novembre 2013

overshadowed eyes

Quando smetto di pensare inzio a provare e quando smetto di provare inizio a pensare.
Non è neccessariamente un bene, visto che il pensare senza provare nulla non è umano e il provare facendosi guidare troppo dai sentimenti è controproducente, rischioso e comunque non soddisferebbe la mia parte calcolatrice.
Ma forse non è nemmeno questione di pensare/provare, forse sono solo azioni che servono alla funzione, sono solo drappi, veli che celano sotto di essi l'essenza che è sempre palpitante e viva;
é per questo che non vedo certe cose, non per l'occhio ma per l'offuscamento che ho davanti, una patina che non mi permette (o la costringo a non farlo) di vedere bene quello che è in realtà.
Un sigillo, un sigillo che una volta aperto sprigionia tutte quelle cose che in verità mi fanno stare bene.
Un sigillo che per un breve periodo lei ha tolto.